"#FFFFFF"

Apart Spaziocritico

curated by sharon di carlo
Photograph -paride nardotto

Lo spazio visivo e percettivo di ogni opera incontra due livelli:
Nel primo, troviamo paesaggi ideali di una natura non reale e senza pulsione, che definiscono un tempo immobile ed immutevole.
Nel secondo livello invece, incontriamo lo studio del colore e della luce, che sotto forma di scomposizioni e accostamenti cromatici, codifica e formalizza l’energia della presenza e della conseguente assenza. L’energia del tempo.
Paolo Pibi, quindi, pone come pretesti ipotetici i suoi paesaggi bucolici, ghiacciai e distese per poi definire e far fluire quel che l’occhio nudo non riuscirebbe a vedere: la presenza del tempo.

Il suo personale modo di utilizzare l’acrilico, rende il colore, anche se talvolta graduato, sempre saturo. Non tende a scomparire rispetto all’elemento figurativo ma lo fissa, lo definisce, lo dipinge.
Non c’è sfumatura, c’è luce.

Ed è proprio la luce, con la sua scomposizione e analisi formale, l’elemento chiave presente nella poetica delle opere più recenti dell’artista; Pibi infatti, riprende La teoria de colori di Newton(1676), secondo la quale, la luce bianca è costituita da raggi colorati, e quindi scomponibile nei vari colori dello spettro. Dall’analisi di questa teoria, l’artista crea un parallelo tra la Teoria di Netwton e il codice HTML: il titolo della mostra #FFFFFF infatti, indica nel codice HTML il colore Bianco, composto a sua volta in valore decimale da #FF = 255 Rosso, #FF=255 Verde, #FF=255 Blu.